Judy Blackmore | Digital Strategist |  Marketing & Communication

Eventi: Creative Pro Show Sette

In questo articolo ho parlato del Creative Pro Show SEI, e concludevo promettendo a me stessa di partecipare obbligatoriamente alla Settima edizione. Ebbene sì, ce l’ho fatta. E ho fatto pure ambo: sono stata sia ai due giorni a Roma, che alla giornata singola di Milano. E prevedo di andare all’edizione Romana di Novembre. Insomma: ho recuperato il tempo perduto.
Tanto per movimentare l’articolo, ho deciso di auto-intervistarmi.

[su_heading style=”line-orange” size=”20″ margin=”15″]«Sono passati cinque mesi… Perché ora?»[/su_heading]

Non so come mai non abbia scritto prima questo post, anzi il perché forse è solo uno: da marzo a oggi ho già rinnovato il sito due volte, il che mi ha sempre tenuto impegnata, districandomi poi tra gli impegni della vita offline, i lavori che mi sono stati commissionati, e anche un paio di traslochi (li auguro solo al mio peggior nemico di farne due e mezzo in meno di due mesi, in tre città differenti).
Avevo pensato all’ennesimo post, dove spiegavo i perché dietro all’ennesimo cambiamento, come mai ho cancellato il blog – per meglio dire reimpostato in maniera differente implementandolo con il portfolio – sarebbe dovuto essere un’analisi a livello teorico e pratico di questo restyle: ma alla fine, a chi sarebbe veramente interessato? Credo a ben pochi, e chi è nel settore, se aveva visitato il mio sito prima adesso ha già individuato le motivazioni dietro a questo cambiamento.
E voi vi siete mai posti la domanda fondamentale per il vostro sito-progetto? Blog? No Grazie.
Forse quello che ho da dire sul Creative ProShow batte di gran lunga qualsiasi nozione e argomentazione logica dietro al nuovo sito; e poi ho deciso che volevo riaprire con il botto.
(E possibilmente prima di dovermi ritrovare a scrivere il resoconto di ben TRE Creative ProShow consecutivi).

[su_heading style=”line-orange” size=”20″ margin=”15″]«Hai partecipato molto tempo fa…»[/su_heading]

Ti ricorderai tutto quello che avresti voluto dire, o hai provato?
Nonostante siano passati più di cinque mesi da quei due fine settimana, una cosa mi è chiara: quando ripenso all’esperienza, l’entusiasmo e la carica che mi hanno trasmesso quei tre giorni sono ancora vivi come un piccolo focolaio che non si è mai spento. Il che è sinonimo di vera qualità non dal sapore effimero che nel giro di un paio di giorni viene sminuita da cinquanta sfumature di grigio noia.

[su_heading style=”line-orange” size=”20″ margin=”15″]«Racconta il CPS in meno di 250 parole.»[/su_heading]

Ho visto susseguirsi ben 10 relatori, tutti grandi esponenti dei vai settori creativi del panorama moderno. Ho potuto parlare con persone che mai avrei creduto, senza considerare il susseguirsi dei consigli più disparati direttamente da chi in cima alla vetta c’è arrivato.
Lee Howell, Eolo perfido, Mario Sanchez Nevado, Roberto Oleotto, Tiziano Fruet, Francesco Marzoli, Marco Olivotto, Martin Biemas, Leonardo Dentico, Alessia Cosio sono dieci nomi che hanno lasciato un’ impronta profonda nel mio cuore, chi più chi meno, sono riusciti a toccare corde che nemmeno credevo di avere così sensibili. La cosa che ho trovato meravigliosa è che, anche quando si discutevano tecniche e trucchi in ambiti a me non totalmente congeniali (come ad esempio la fotografia, ma non lo dico a voce troppo alta) ero comunque ammaliata dalle argomentazioni esposte e dalla carica trasmessa.
Il segreto dietro a ogni conferenza è stato semplicemente uno: non esistono segreti. Solo tanta perseveranza, voglia di fare, e le idee: quelle non devono mancare mai. A volte, seguendo i lavori di questi grandi artisti ci si ritrova spesso a pensare che detengano chissà quale segreto, qualcosa che noi comuni mortali non potremmo mai avere se non sacrificando a qualche Divinità dell’antica Grecia nostra nonna. E invece, no; non è assolutamente così. Per quanto la fortuna incida, è questione di dedizione, passione e perseveranza e di idee. Tutto questo lo vivi e lo respiri Creative ProShow, riesci a guardare le cose con una nuova prospettiva.

[su_heading style=”line-orange” size=”20″ margin=”15″]«Un pregio e un difetto del CPS.»[/su_heading]

Secondo me uno dei maggiori pregi è il prezzo, il CPS è la prova che il prezzo conveniente NON è sinonimo di poca qualità. Riescono a mantenere prezzi abbordabili anche per chi non ha un lavoro fisso, oppure vuole mantenere una finestra aperta nell’universo dei lavori creativi anche solo per hobby. Questa cosa, in Europa è una peculiarità; soprattutto quando si trattano ospiti internazionali.
Per quanto riguarda i difetti mi trovo onestamente in difficoltà, forse la cosa che mi ha leggermente delusa (che parolone grosso) è il fatto che alcuni interventi sono durati meno del tempo previsto, sia per velocità di spiegazione del relatore, che per mancanza di domande da parte del pubblico – e qui un grandissimo MEA CULPA ci sta, sono una di quelle persone abbastanza timide all’inizio che non farebbero mai una domanda, anche se ne ho 100 in testa – ma alla fine non è una cosa catastrofica, assolutamente.

[su_heading style=”line-orange” size=”20″ margin=”15″]«Hai preferito Roma o Milano?!»[/su_heading]

Non credo di poter scegliere, sono state due esperienza diverse, come lo erano i relatori. Entrambe le location erano eccezionali, unica differenza che mi viene da sottolineare tra le due date: a Roma le sedie erano nettamente più comode. E la stupidità di questa mia affermazione dovrebbe dar capire quanto fossero speciali entrambe le esperienze. Altra differenza è che a Roma ho preferito tre interventi su un totale complessivo di sei, mentre a Milano erano interessanti tutti e quattro, ma questo dipende semplicemente dalla tipologia di argomenti trattati e dal mio coinvolgimento da essi.
E a Milano ho potuto importunare per bene Martin ed Emiliano (al quale devo una pausa pranzo, dato che poveretto è rimasto bloccato a chiacchierare con me e un’amica mia tutto il tempo, perfino una mezz’ora abbondante finito il workshop); quindi direi complessivamente ho preferito Milano ma per motivazioni che esulano dal CPS perse.

[su_heading style=”line-orange” size=”20″ margin=”15″]«Perché i creativi Italiani dovrebbero partecipare al Workshop a Novembre?»[/su_heading]

Io credo che se si è immersi nel mondo creativo sia per lavoro che per Hobby, questo genere di workshop può darti tanto; e non mere spiegazioni di passaggi tecnici, ma qualcosa che va ben oltre. Senza considerare che spesso in Italia c’è una sorta di delay per quanto riguarda tecniche internazionali e mode del momento; partecipando al CPS si rimane tranquillamente al passo con i tempi. Indipendentemente da chi saranno i relatori dell’edizione prossima io farò il possibile per andarci.
Ho scoperto molte cose nuove, e altre invece che davo per scontate ho capito che erano un di più del mio piccolo bagaglio culturale, e credo che chiunque possa usufruire di questo vantaggio.

[su_heading style=”line-orange” size=”20″ margin=”15″]«Conclusioni?»[/su_heading]

No, le odio sinceramente, il punto della situazione lo si è fatto durante la stesura dell’articolo no? Trovo spesso inutile le conclusioni se non si sono esposti punti contrastanti tra loro. Ma il mio pensiero è uno e unico: parteciperei al workshop altre cento volte anche con gli stessi relatori, perché l’aria che si respira tra quelle quattro mura è totalmente differente, è un’esperienza che vale la pena di essere vissuta più di una volta.

E tu, a novembre ci sarai a Roma?

 

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