Judy Blackmore | Digital Strategist |  Marketing & Communication

Il Lato Oscuro dei Social network

La faccia nascosta della Luna – chiamata anche il lato Oscuro della Luna – è l’emisfero del satellite della Terra non osservabile dal pianeta, per effetto della rotazione sincrona lunare.

Il Lato Oscuro dei Social Network (in ambito professionale, non personale o di invasione di Privacy) non è direttamente osservabile a occhio nudo, serve un po’ di allenamento nei meandri dei dati Analitici e molta pazienza.
Oggi giorno se si ha un lavoro che coinvolge i social network la prima cosa che si guarda sono i Followers/Mi piace. Più alti sono, meglio è… Sembra essere la regola numero uno che chiunque segue fedelmente.

Reaction Gif: High Five Millions Angels © reactiongifs.com

Non c’è cosa più sbagliata da assumere, soprattutto con tutti i servizi a PAGAMENTO che con qualche manciata di euro vi regalano cosi tanti numeri da far girare la testa.
Nel mio ultimo anno ho studiato attentamente la questione del ritorno di visite dei Social Network e la loro utilità effettiva nella promozione di siti online: che siano portfolio, blog (di ogni natura) o semplici siti che offrono servizi.
La scoperta che mi ha lasciata davvero basita è stata quanto possano essere dannosi i gruppi in cui si condividono i propri contenuti del sito, quelli dove con grandissima felicità si arriva ad avere anche 50 visite in pochi attimi e sembra essere tutto bello e meraviglioso. Un po’ come a metà episodio di una serie televisiva Drama, e sai che si tratta del Mid-Season finale, quindi poi ti si spezzerà il cuore.

Ma davvero vale la pena?
Assolutamente no.

Perché?

Reaction Gif: Confusion © reactiongifs.com

Il motivo è semplice, si rischia di avere molte più visite del consueto, ma spesso questo comporta un alzamento significativo della frequenza di rimbalzo, e un abbassamento altrettanto importante del tempo di permanenza medio del sito.
Per essere più chiari: chiunque sia interessato all’interazione e al coinvolgimento dei vostri lettori/utenti, sa benissimo che avere un sito che riceve 5000 visite mensile, ma ha una frequenza di ribalzo superiore del 70% e un tempo di permanenza medio inferiore ai due minuti, sono tutti campanelli di allarme negativi. Cosa vuol dire in pratica? Che su 5000 persone che approdano nel sito oltre 3500 escono senza essere stati nemmeno una manciata di secondi al suo interno, e lascia quel sito con solo 1500 visite “valide”. Inoltre bisogna vedere anche il tempo di permanenza medio di quelle 1500 visite, quante sono utenti nuovi e quanti utenti che ritornano una seconda o una terza volta.
Questi numeri vanno presi con le pinze, mi servono solo da esempio, ogni categoria di sito ha degli standard diversi: siti di artisti, blogger, aziende… Ognuno ha i suoi parametri, inoltre ci sono standard che potrebbero variare in base alle singole esigenze.

Come mai accade questo?
Perché spesso in queste grandi community/gruppi c’è solamente un esiguo numero di utenti che interagisco tra loro e creano una rete REALE di interessi. Gli altri frequentano – magari – solo per avere un’esposizione maggiore. Vi è mai capitato di aprire un sito dopo aver visto il link su facebook e chiuderlo immediatamente una volta realizzato che non era quello che vi aspettavate? Ecco, pensate il danno che questa azione porta se ripetuta 500 volte in una giornata. Il disinteresse successivo all’apertura della pagina potrebbe derivare da un titolo fuorviante, una descrizione poco accurata, un’immagine fin troppo accattivante, o semplicemente il rendersi conto che il contenuto non era quello che si stava cercandoReaction Gif: what © reactiongifs.com.
Accade molto più spesso di quello che si pensi sopratutto in grandi gruppi di condivisione dove ogni utente posta qualcosa liberamente. Con questo non dico che si debba severamente regolare la condivisione, no, anzi, si dovrebbero concentrare tutte le energie per riuscire a creare interesse in particolari argomenti, e coltivarli con discussioni e commenti. Tralasciando lo scopo ultimo del ricevere visite e migliorare i propri numeri. Basti pensare anche ai danni che si potrebbero recare a siti di terze persone quando si vanno a condividere articoli scritti da altri, ma di nostro interesse.
L’anno scorso ho studiato attentamente un paio di gruppi dove postavano alcune mie clienti (Fashion Blogger) ed è stato li che è nato il mio interesse: era davvero utile una condivisione quasi ‘sterile’ del proprio articolo? Quanto giovamento effettivo ne ricevevano? Quando invece avevano più riscontri positivi?
Trovare le risposte a queste domande non è semplice, vanno presi nel corso delle settimane diversi dati, e vanno monitorate – e gestite – le condivisioni in maniera molto articolata e studiata, cosi da individuare i punti deboli e quelli di maggiore forza.
Una costante che continuava a ripetersi in questa mia ricerca era come gli articoli postati dal proprio profilo facebook, abbiano ricevuto per la maggior parte solo visite dagli esiti ‘positivi’ (Visite, alte, frequenza di rimbalzo bassa, e tempo di permanenza superiore alla media). Ci sono stati anche gruppi relativamente grandi dove grazie a delle regole più ferree di condivisione si riusciva a ottenere comunque un risultato positivo.
Basti pensare alla tecnica del ‘F u n n e l M a r k e t i n g’ per riuscire a capire come mai succede questo: si parte da una grande base di audience che man mano si va stringere come un imbuto, per concludersi con la conversione di un numero più esiguo di persone pronte all’acquisto. Il Funnel è stato studiato appunto per riuscire a filtrare un grande numero di incognite fino ad arrivare a quasi delle certezze – permettetemi di semplificare cosi questa nozione per questo articolo – quello che oggi manca alle grandi community che ho visto online è proprio questo processo di integrazione degli utenti, che ti permette di riuscire a coinvolgere i grandi numeri senza però perderli nei meandri del web.

Interagire con i propri lettori/utenti dovrebbe essere il fondamento su cui si basa la vostra presenza online. Dieci utenti realmente attivi hanno molto più potere di un gruppo di 200 che non sono coinvolti. Questo perchè sono disposti a ‘spendere’ del tempo, e investirlo in quello che avete da dire: che sia un commento su facebook, sul blog, un messaggio privato, una mail. Sono anche più predisposti a coinvolgere persone esterne condividendo il vostro contenuto a loro volta. Ognuna di queste azioni ha molta più importanza rispetto a un mero numero rappresentativo.
Reaction Gif: Skeptical © reactiongifs.comQuando cerco gruppi di condivisione – sopratutto per i miei clienti – quando analizzo le situazioni che mi si presentano davanti, voglio sempre di individuare quei gruppi (o pagine) che non sembrano usufruire di sotterfugi per attirare ‘seguaci’. Ho visto pagine raggiungere i 10.000 mi piace, ma avere meno di 100 like per post, e ancora meno commenti. Lo stesso vale per i siti, avere 30 commenti a quello che si scrive del tipo “Hey bel post. Carine le foto, vieni a trovarmi sul mio sito xxx?” ecco, che valore hanno quei commenti? Nessuno. Ne per chi li riceve, ne per chi li lascia, e tanto meno per chi è in cerca di collaborazioni che mirano ad avere visibilità.
Ho sempre invitato le mie clienti a uscire da questo circolo vizioso, a provare loro per prime a interagire di più e in maniera più costruttiva, perchè magari una persona alla volta le cose potrebbero realmente cambiare, anziché seguire sempre la corrente del ‘tutti fanno così’.
Se fossi un’azienda che vuole trovare appoggio in dei blogger, io non guarderei mai il numero dei seguaci, ma quello effettivo dei ‘Mi Piace’ nei post e nei commenti, e controllerei anche quali argomenti trattano. Voglio promuovere la mia nuova linea di prodotti di bellezza per il corpo, non tutte le bloggers sono adatte no? Ci saranno quelle che magari hanno più seguito per gli outfit, altre per i viaggi, oppure per organizzare eventi (nonostante tutte trattino gli stessi identici argomenti). Si tende troppo spesso di fare di tutta l’erba un fascio. Quindi credo che come per ogni cosa bisogna stare attenti quando si cerca di sfruttare i social network per ottenere grandi risultati in poco tempo e senza sforzo. Inoltre consiglio sempre di spalmare nell’arco della settimana la condivisione su i vari social, e non concentrare tutto in un unico giorno, cosi da avere un ritorno di visite costante e non picchi derivati da giorno di pubblicazione; ed è anche più semplice cosi controllando i propri dati identificare quali sono i gruppi/pagine realmente utili e quali invece potrebbero danneggiare le prestazioni del vostro sito.

Non sempre è oro tutto quello che luccica.

Reaction Gif: YAYl © reactiongifs.com

Tutte le meravigliose gif appartengono a © Reaction Gif.

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