Judy Blackmore | Digital Strategist |  Marketing & Communication

Divorziare da Google (Blogger)

Mi sto specializzando nella realizzazione (e nel restyle) di blog, e ormai da mesi sto approfondendo tutte le mie conoscenze in materia di usabilità, SEO, stile e molto altro ancora. Questo post è stato scritto da Laura (The Vogue Advisor), una mia cliente. Glie l’ho chiesto perché volevo aiutare chi, come lei, si è trovato sommerso da un mare di difficoltà per lasciare Blogger dopo aver acquistato un dominio. Questo è quello che lei ha vissuto, e ha fatto per sbloccare la situazione. Essendo lei un’abile scrittrice le ho lasciato carta bianca. L’articolo è rivolto a chiunque abbia grandi difficoltà ad abbandonare il proprio il lido che lo ha visto spesso, nascere e crescere, per cominciare a giocare nell’arena degli adulti: avere un sito (consiglio vivamente con wordpress) hostato su un dominio proprio.

Divorziare da Google.

La mia esperienza con Blogger è stata quasi un matrimonio, quando si divorzia non è mai colpa di uno solo, ma di entrambi. Io dal canto mio ero insoddisfatta e volevo di più, lui restava sempre statico e mi faceva i dispetti. Dispetti che sono poi diventati veri e propri guai. Ma cominciamo dall’inizio della storiaFinché convivevo col vecchio indirizzo blogspot.it tutto andava bene, ma le mie parole, quelle che sul blog scrivevo e pensavo e riflettevo, non erano mie, Io le digitavo con le mie dita sulla tastiera, ma una volta pubblicate erano di blogger, nel senso che quello spazio virtuale che mi ero ritagliata nel web 2.0 non mi apparteneva. Perciò, un bel giorno di tre anni fa, pensai bene di comprare il dominio: allora, la procedura tramite blogger era guidata, tutto era semplice ed intuitivo, bastava solo scegliere il nome di quello che sarebbe stato il proprio link e incrociare le dita perché fosse libero. Ma tutto ciò aveva un prezzo, e non parlo di soldi, e questo l’avrei scoperto tempo dopo.
Tutto andò bene fino a due anni dopo, quando alla scadenza del bimestrale e il rinnovo del pagamento mi arrivò una mail da parte di Google inc.:

«Devi rinnovare il tuo dominio, collegati al tuo indirizzo Admin all’interno del profilo amministratore di Google e procedi.»

Il mio indirizzo mail Admin? Mah – pensai- sarà quello di registrazione, il mio account gmail. Ma non trovai nulla, se non il fatto che il mio dominio era registrato con un certo GoDaddy. Cercavo disperatamente di accedere al pannello di amministrazione GoDaddy dal loro sito ma non mi riconosceva. Sembravo ingoiata dal niente. Mi collegai ai forum di Google richiedendo assistenza e mi informarono che dovevo essere in possesso di una mail in cui, in fase di registrazione, Google mi avrebbe inviato i dati di un account che serviva per accedere ad un pannello di amministrazione con indirizzo admin.google.com con tanto di mail e pw. Niente. Tra le mie mail, non c’era niente. Ma non mi arresi. Cercando e ricercando, ricontattai il forum e mi risposero che la mail d’ingresso doveva essere del tipo bloggeradmin@nomedelmioblog.com. Allora decisi di costruirla e tentare il passo: ‘ho perso la password’ per reimpostarla.
Una procedura guidata dopo, mi si aprì un mondo di cui non sapevo l’esistenza: c’era un posto dove io avevo i miei dati, la fatturazione e la gestione del mio dominio, e nessuno di Google si era preso la briga di avvisarmi. Da lì, cliccai ‘rinnova dominio’, pagai, tirando un sospiro di sollievo.
Ma non era finita. I dispetti di Google continuarono e si fecero cattivi qualche mese dopo, quando mi arrivò una mail con su scritto:

«Il team di Google.inc ha deciso che nelle prossime settimane il tuo dominio passerà da privato a commerciale, e ti sarà richiesto l’inserimento di una p.iva in conformità con le norme vigenti nel tuo paese di residenza.»

P.Iva? Io non ce l’ho, e non sarebbe neanche giustificabile visto che non ho guadagni. Che cosa mai dovrei dichiarare? E poi, come fa Google a decidere per me?
Ricominciarono i tentativi di cercare informazioni tra i forum, dove altri blogger avevano il mio stesso problema. Migrare a wordpress e cambiare hosting e piattaforma sembrava l’unica soluzione possibile per circuire il problema: un divorzio da Google.
Ma non è facile andarsene, Google ti tiene stretta a sé in tutti i modi possibili. Non puoi contattare l’assistenza perché è prevista solo per i clienti business e tu non lo sei. Un po’ come se ti rispondesse “arrangiati”. C’è GoDaddy però, pensai. Allora chiamai, e mi si rispose che loro non c’entravano nulla, erano si il servizio che possedeva il mio dominio, ma io l’avevo comprato tramite Google.inc ed era come se fosse un filtro da cui non potevo prescindere di passare.
Non lo si poteva scavalcare, perché loro erano solo un partner affiliato.

“Ok” – chiesi- “ma cosa serve se mi volessi trasferire?”
“Servono dei dati: il codice di blocco che deve mandarti Google e i dati della privacy.” mi rispose gentilmente l’assistente GoDaddy.

E smanettando, cercando e intuendo, mi accorsi che esisteva la possibilità di richiedere questo benedetto codice tramite il mio profilo Admin loggandomi dentro quell’account che qualche mese prima mi era servito per rinnovare il dominio. Ma di quale privacy parlava?
Contattai un webmaster, e mi disse che se cercava il mio dominio in quei siti che permettono di visualizzarne i dati del proprietario (si chiamano whois) non risultavo come tale. Ma la privacy era bloccata. Perciò richiamai GoDaddy, e con estrema gentilezza, la signorina mi fornì il link di un sito (domain by Proxy) a cui Godaddy stesso e Google pure, si appoggiavano per registrare un profilo privacy relativo ai domini comprati tramite loro. Ovviamente non ne sapevo nulla, non avevo le password né la mail di registrazione, perchè Google aveva fatto tutto a mia insaputa.
Così li contattai, in inglese, cercando di spiegare il mio problema. Mi mandarono una mail in cui c’era una mail di account tipo: nomedelmiosito@domainbyproxy.com e la procedura per reimpostare una password.
La seguii ed eccolo lì: il mio profilo privacy attivato con tanto di lucchetto. Lo sbloccai. E tornai ad essere viva e vegeta tra i dati whois.
Nel frattempo, arrivò Giuditta, il mio angelo custode. A lei ho affidato questo passaggio, da Google.inc con partner GoDaddy ad Aruba, migrando verso una mia piattaforma di cui adesso sono davvero proprietaria. Ci volevano tre giorni per effettuare il passaggio, avevo tutti i dati, codice di sblocco, privacy disattivata, e grinta abbastanza da abbandonare Google per sempre quando due giorni dopo dalla richiesta di trasferimento, Google sferrò il suo ultimo dispetto:

«Il tuo dominio è passato da privato a commerciale».

Proprio adesso?
Ma che si fa così?

Contattai quindi l’assistenza Aruba, per capire cosa avrebbe comportato questa cosa e mi risposero che ci sarebbe stato un ritardo nel mio trasferimento e sarei stata una settimana offline anziché tre giorni. Questo perchè avendo io richiesto un account privato e risultando adesso il mio un dominio commerciale, la procedura doveva necessariamente passare da un altro ufficio che si occupava dei cambi fiscali di registrazione. Nonostante lo sconforto, andai avanti. Uscirò fuori dal tunnel, pensavo. Ce la farò.
E la beffa non finì qui. Tre giorni dopo, mentre il mio dominio risultava in pending per trasferimento, arrivò l’ennesima mail da Google:

«Ci dispiace che te ne vai» – diceva – «se hai bisogno di assistenza per bloccare il passaggio qui trovi mail e numero di telefono per contattarci.» Ma cos’è uno scherzo? Ora c’è un’assistenza per me, con tanto di numero di telefono. Ovviamente ignorai questo appello accorato e da lontano cominciai ad intravedere la luce.

C’è voluta fatica, pazienza, e tenacia. Furbizia e un pizzico di fortuna nel trovare le persone giuste che mi hanno aiutata. Ma ho divorziato da Google, finalmente. E non mi paga neanche gli alimenti.

~

Ricapitolando

Uscire dalle grinfie di un colosso come Google non è semplice, ma esistono tantissime persone che hanno le stesse perplessità, problemi e timori. Con questo articolo voglio poter dare una mano a chi è rimasto bloccato nella stessa situazione di Laura. Il trasferimento da blogger a wordpress non deve per forza essere un passaggio traumatico come è successo a Laura, sopratutto se si è ben preparati a quello che si va incontro.

  • Andare sul sito:  admin.google.com ~ Provare ad accedere con i propri dati. In caso non si abbiano i dati, la mail da inserire deve essere: bloggeradmin@nomeblog.com; da qui potrete procedere con il “Recupera Password” e vi verrà inviata la password alla mail con cui vi siete registrate su blogger.
  • Contattare tramite questo pannello Google (in inglese) e farsi inviare una mail con la procedura di sblocco del WhoIs. (Si deve ricevere una mail, dove vi siano i dati per accedere allo sblocco, oltre la password una mail-account del tipo: nomeblog@domainbyproxy.com 
  • Una volta sbloccata la Privacy dei WhoIs, e ottenuto tramite il sito “Admin Google” l’AuthCode (Il codice di autirizzazione) potrete tranquillamente trasferirvi su qualsiasi altro Host.

Questi sono i passaggi fondamentali, sono semplicemente tre passaggi, ma sono difficili da eseguire se non si ha una padronanza buona dell’inglese. Fatevi seguire dal vostro “Web Master/Designer” di fiducia. Bisogna avere tanta pazienza, e perseveranza. Sopratutto per il trasferimento sono solo l’inizio, dato che poi si tratta di trasferire e sistemare tutti i contenuti da una piattaforma Blogger a quella di WordPress.

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