Judy Blackmore | Digital Strategist |  Marketing & Communication

Brand Marketing con Harvey Specter

Ogni cliente può ottenere un’auto colorata di qualunque colore desideri, purché sia nero. Hanry Ford.

Se vuoi farcela online devi pensare a venderti come se fossi un prodotto. Devi fare di te stesso un brand.
Questo è il concetto dietro alla moda del momento: non importa che tu sia un artista digitale, un web designer, uno scrittore, un fashion blogger. Fai di te stesso un prodotto, crea il tuo Brand e venditi al pubblico.
Per me non è assolutamente così, questa omologazione quasi forzata che ti spinge a metterti su un piedistallo, credendo – e infine pretendendo – che ti venga riconosciuto il valore che credi avere, non fa per me.
Nessuno si domanda mai perchè alcuni grandi Brand cercano di fuggire dal loro status e vogliono arrivare ad essere comuni? Oppure perchè cominciano le campagne pubblicitarie prendendo gente comune come attori e non modelli?

Non sono contraria al Brand Marketing, anzi, se fatto bene può portare realmente ad ottimi risultati. La filosofia a cui vado contro, che mi è indigesta, è la standardizzazione del processo che annichilisce la creatività e l’unicità del soggetto, spingendolo ad essere un prodotto, come tanti ce ne sono in giro. Esistono decine di manuali che trattano l’argomento da ogni punto di vista possibile: dal posizionamento su i motori di ricerca,  dal content marketing, brand marketing & Co., con la grafica, e molto altro ancora. Sono state delineate negli ultimi anni tutte le possibili leggi universali che regolano la cosa, dimenticandosi però dell’unicità dei soggetti, del particolare che va adattato a ogni singola persona.

Io amo le serie televisive. Anzi, dire che le amo è riduttivo, ne seguo più di quante mi piaccia ammettere… Ogni tanto mi ritrovo a viaggiare nello spazio e nel tempo con un pazzo in una cabina blu, altre volte i fratelli Winchester mi offrono un passaggio nell’Impala fino a Starling City dove mi ritrovo a combattere di notte dei mutanti in compagnia di un gruppo di vigilanti mascherati. Ho pianto lacrime amare quando ha chiuso Luke’s a Stars Hollow – ma non temete tra qualche mese riaprirà in via del tutto eccezionale -, ho condiviso la rabbia di Benjamin Linus quando una sera ha spostato l’Isola non l’ha più ritrovata… Il mio vicino di casa, nel pied a terre londinese (221b Baker Street) ogni tanto rompe le scatole, e non saluta quasi mai. Quando decido di passare a Chicago le feste, mi ritrovo sempre al ’51 a mangiarmi una pizza con la Squadra 3 e il Truck 81. Il mio sport preferito è saltare le macchine in corsa insieme a McGarrett e fare surf sulle magnifiche spiagge Hawaiane.

Nope. Non mi annoio MAI.

Harvey Specter Locandina USA Network

Brand Marketing con Harvey Specter

Per chi non conoscesse SUITS e non lo ha mai visto prima (consiglio di porre rimedio a questa enorme mancanza SUBITO) Harvey Specter è un avvocato di successo in uno dei più grandi studi legali di New York. Ricopre una figura lavorativa particolare, nata e nota in America, chiamata Closer.
A mio avviso è uno dei personaggi di serie televisive meglio delineato che abbia mai visto.
Essenzialmente lui è un vincente, sia nel lavoro che nella vita personale. Ha i suoi problemi, e i suoi difetti, ma non permette a niente e nessuno di mettersi in mezzo alla sua strada. Quello che ho trovato realmente incredibile è stata l’abilità degli sceneggiatori di renderlo umano nonostante sia il perfetto candidato per vincere il premio Oscar come Gary Stu. (Nds: Mary Sue e Gary Stu è una denominazione nata per personaggi di fanfictions che tendono ad essere perfetti, fin troppo, in ogni loro aspetto).

“Hai mai amato qualcuno, cosi tanto che avresti fatto qualsiasi cosa per lui? Ecco, comincia ad amare te stesso, e diventare quel ‘qualcuno’ cosi che potrai fare tutto quello che vorrai.”

Credere in se non vuol dire solamente sapere che ce la si può fare, che si è migliore degli altri, e tutto ci è dovuto. Assolutamente no, vuol dire riuscire a mettere se stessi per primi, e amarsi abbastanza per poter studiare a fondo la situazione e agire di conseguenza. Nessuno ha il dovere di supportarci e credere in noi, e se tu non lo fai in primis, come puoi pretendere che lo facciano gli altri?
Un giorno, parlando proprio di Harvey come personaggio della serie TV, un’amica ha arricciato il naso chiedendomi come potesse piacermi un pomposo del genere, e  ha puntualizzato che se fosse stato reale sicuramente lo avrei preso a padellate in testa.
Quello che le sfuggiva è che Harvey non si da le pacche su le spalle e complimenta da solo, lui lavora sodo e si gode il riconoscimento venuto da terzi. Ha una sicurezza figlia di anni di esperienza e duro lavoro.

Investire su te stesso. Che sia tempo o denaro, devi riuscire a capire che tu sei la tua priorità numero uno. A volte sorrido quando leggo lunghi trattati – anche ben delineati – su come ci si deve proiettare in una mentalità imprenditoriale, quante volte avete letto il binomio Creativo/Azienda in giro per il web? Tantissime. Ma si è proprio disposti a seguire il consiglio? Perché se c’è una cosa che mi è rimasta impressa dal mio breve – ma intenso – periodo a Economia e Legislazione di impresa è il rischio che le aziende si assumono con gli investimenti, alcuni direttamente catalogati a fondo perduto.
Quando non si è disposti a investire nemmeno 100€ su se stessi come si può pretendere che ce li investano gli altri?
Ho letto di professionisti del settore che parlano appunto della questione azienda, del prodotto, caricano a mille i loro post con miliardi di consigli, e si vantano del loro blog hostato su piattaforma gratuita, senza un minimo di grafica, oppure spacciano il loro e-book su come fare i soldi vendendosi come il migliore dei prodotti scritto su word e non formattato. Per quanto abbia la piena consapevolezza che non tutti abbiano le conoscenze per fare i grafici o i web designer, e anche la disponibilità economica per richiedere il servizio, è davvero così difficile curare la propria ‘immagine’ nel web? No. Molte volte si tratta di pigrizia, altre di rendita dovuta a un successo passato quando ancora non c’era così tanta concorrenza ne coscienza.
Oggi come oggi, l’occhio vuole la sua parte, tendo a diffidare dei santoni che continuano a ostentare trasandatezza nel loro modo di gestire la propria immagine web, che nemmeno ci provano a investire su loro stessi. Con questo non promuovo assolutamente la teoria che chiunque abbia un bel sito non venda fumo o abbia tutte le carte in regola, penso semplicemente che abbia una marcia in più. Il cambiamento può avvenire anche un piccolo pezzetto alla volta, io ad esempio sto pubblicando articoli in un sito che non è del tutto perfetto, ma so anche che se continuo a tenerlo chiuso in attesa della perfezione, potrebbe uscire la QUARTA stagione di Sherlock Holmes, e averlo ancora incompiuto.

“Io non sono fortunato. Mi creo la mia fortuna.” & “I vincitori non inventano scuse quando gli avversari stanno giocando la partita.”

Attribuirci il merito di ogni vittoria, è molto più semplice e immediato rispetto all’assunzione di responsabilità quando qualcosa va storto. Si tende sempre a puntare il dito verso qualsiasi altra cosa che non siamo noi stessi. Quando si incrocia il cammino con persone che noi reputiamo di successo, ci fermiamo spesso all’apparenza, considerando quella persona fortunata. Questo è una delle convinzioni che andrebbero sradicate fin da subito, per quanto la fortuna esista, il 90% delle volte non c’entra niente con il percorso che una persona sta compiendo.

La congiunzione astrale che porta Marte in Saturno e Giove con Venere e fa si che la vostra barra della positività scenda a sotto zero, non è altro che una lunga serie di tentativi sbagliati. Strade che non andrebbero più percorse. «Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi», lo diceva Einstein, e chi sono io per contraddirlo? Cambiare, fa parte del gioco, ed è forse il momento più spaventoso di tutti. Dubitare sul proprio operato non fa di noi dei falliti per non essere riusciti ad arrivare all’obiettivo, fa di noi persone più sagge pronte a intraprendere nuovi percorsi.

Recentemente ho chiesto a una delle mie clienti, con la quale ho un ottimo rapporto – per fortuna – cosa la spingesse a gestire il blog come lo stava gestendo, con un’impronta molto Chiara Ferragni 2009. Quando le ho fatto notare che in Italia di Ferragni ce ne è una, al massimo due, e che forse sarebbe anche il caso di provare qualcosa di nuovo, la sua risposta è stata: preferisco lasciare tutto com’è, tutti fanno come ha fatto lei, e guarda dove è arrivata, non voglio perdere quello che ho costruito fin’ora, il cambiamento potrebbe non portare bene. Non ho insistito, non ho intavolato una discussione che avrebbe preso secoli a concludersi, ma a voi una risposta del genere non vi fa pensare? Non vi spaventa un pochino? A me si.

“Quello che sto dicendo è che devi creare una situazione in cui il fallimento non è contemplato.”

Ovvero: lavorare duramente, studiare ancora di più. Ogni qualvolta che ci si butta in un nuovo progetto si dovrebbe avere la panoramica più ampia possibile dell’argomento trattato. Conoscere la concorrenza, studiare l’andamento de settore, e fare test. Personalmente prima di lanciare un nuovo servizio, o scrivere qualche guida mi documento fino alla nausea, fino a che l’ennesimo libro letto non risulta essere del tutto superfluo, uso me stessa come cavia e chiedo l’aiuto e il giudizio di persone me fidate. Il parere esterno mi aiuta anche a capire dove siano le falle in quello che sto costruendo, perchè sono perfettamente consapevole che stando nell’occhio del ciclone non posso avere una panoramica sufficientemente obiettiva.

L’errore che ho riscontrato più spesso – inizialmente su di me, poi successivamente anche su altri – è la fretta di dover mettere online il proprio progetto: che sia una Manipulations, un articolo, un restyle di un sito, un e-book… Una volta concluso ci si perde nella frenesia di mostrare al mondo il proprio capolavoro – più che comprensibile – dimenticandoci che forse sarebbe l’ideale fare un bel respiro e controllare tutto l’ennesima volta. Anche a distanza di una sola notte di meritato riposo, la nostra prospettiva cambia.  Non sempre chi arriva prima vince qualcosa, sopratutto se non si curano tutti i dettagli.
Internet è un ambiente talmente vasto che sicuramente ci sarà sempre qualcuno che avrà detto cose simili, tratto gli stessi argomenti, e non si deve aver paura di passare per chi copia, o per chi ha scarse idee, perchè se il vostro progetto (che sia grafico, scritto, artistico, qualsiasi cosa) è genuino e rispetta la vostra persona, il lettore lo comprende.

“Don’t play the odds, play the man. ” (Questa mi dispiace, se la traducessi perderebbe tutta la sua magia)

L’istinto esiste per un motivo. Quel nodo allo stomaco, o la vocina fastidiosa che vi assale la notte prima di chiudere gli occhi per il meritato riposo, sono sintomi che non andrebbero mai e poi mai ignorati.  Questa è una delle citazioni che più preferisco al mondo, nel telefilm logicamente ha una lettura diversa da quella che io offro in questo post, ma rientra comunque nel perfetto stile di questo meraviglioso personaggio.
Harvey non si fida facilmente delle persone, ha una visione molto cinica del mondo, e in questo mi ci rispecchio un po’ troppo forse – ci sto lavorando, giuro – purtroppo però bisogna sempre giudicare attentamente le persone con cui si ha che fare, sia come collaborazioni sia come clienti. Affiancare il nostro nome in progetti in cui non crediamo è la mossa migliore per capitolare, e ruzzolare giù fino alla valle delle lacrime. Bisogna assolutamente stabilire dei paletti ed essere in grado di leggere – per quanto sia possibile – per persone con cui si ha a che fare.

Anche la scelta dei clienti deve essere quasi un’operazione chirurgica. Faccio parte di quella fetta di categoria che scrive e-mail molto dettagliate, un preventivo che sembra più un trattato di pace, e legge con attenzione l’atteggiamento e le risposte del cliente. Perché il mio lavoro si fonda principalmente su un pilastro: la collaborazione. Non ho la sfera di cristallo, e molto spesso parlo una lingua differente da quella dell’interlocutore, quindi più conosco il mio cliente meglio riesco a fare il mio lavoro. Senza considerare che l’incontro con la persona sbagliata, per quanto possa significare soldi in più, potrebbe nuocere alla propria immagine e salute mentale. Come è possibile? Avete mai svolto un lavoro di cui non siete stati orgogliosi? Tanto da desiderare che nessuno sappia che è opera vostra? Oppure, un cliente ritardatario non attento ai dettagli, e che rimanda il pagamento all’infinito?
Se si è liberi professionisti si deve considerare ogni aspetto della professione, la scelta del cliente ne fa parte in pieno.

“Questa è la differenza tra me e te: tu vuoi perdere poco, io voglio vincere in grande stile.”

Osare. Osare. Osare. Osare. Osare.
Esporsi per quello che si è realmente, non nascondersi dietro una facciata per compiacere il mondo esterno. Prendersi dei rischi e fare il salto che vi porterà sicuramente al livello successivo. Le migliori lezioni che sono riuscita a imparare erano quelle dettate dal mio istinto, dall’ascoltare quella piccola e fastidiosa vocina che mi diceva che qualcosa non andava, che dovevo provare a fare di più. I miei più grandi errori mi hanno presa per mano e insegnato ad andare avanti, non importa se ancora dolorante dalla rovinosa caduta a terra. I miei più grandi traguardi personali e professionali sono stati raggiunti lasciando la paura a casa, e credendo ciecamente nella mia visione, in me stessa. Senza scendere a compromessi per timore di perdere più di quello che mi sarei potuta permettere.
Un’altra cosa che serve a fare la differenza è il non adagiarsi mai sugli allori, mai smettere di imparare cose nuove, e approfondire il proprio bagaglio culturale.

Mischief Idea Accents Bulb

Nel telefilm è impossibile non innamorarsi di un personaggio così carismatico. Difficilmente riuscirete a ignorare il suo stile di vita, la sua faccia da schiaffi e le sue battute taglienti… Quello che episodio dopo episodio verrà fuori sarà anche la tenacia e l’umiltà che Harvey ha avuto all’inizio della sua carriera, aspetti importanti che gli hanno permesso di gettare delle fondamenta solide e durature per il suo futuro. Quindi per quanto la sicurezza in se stesso possa sembrare semplice arroganza e fortuna sfacciata, Harvey è l’esempio perfetto di dedizione e passione, duro lavoro e perseveranza, che tutti noi dovremmo seguire. Lui attira le persone a se, non cerca i clienti, la gente va da lui, perchè sa che se vuole il meglio lui è un marchio di fabbrica.

Anziché considerarci dei prodotti, dei meri Brand a cui la gente associa qualcosa, perchè non iniziare a pensarci come dei vincenti? Pensare che: non sarà una strategia studiata a tavolino in ogni suo dettaglio a renderci persone di prestigio e successo, ma sarà il nostro operato a far parlare di noi? Perché non c’è bisogno di vendersi al pubblico e trovare nuovi stratagemmi se si ha qualcosa da offrire di genuino e valido. Che il passa-parola rimarrà sempre la strategia di marketing migliore che esista.

Io credo in un Brand Marketing, che ha niente a che fare con quello che sta prendendo piede ultimamente.
Mi è stato detto fin da piccola – in tempi non sospetti – che avrei potuto vendere il ghiaccio agli eschimesi, e la sabbia ai beduini del deserto. Non ci ho mai realmente creduta, per il semplice fatto che non mi ci ritrovo come venditrice, non sono una di quelle che potrebbe vendere qualcosa in cui non crede minimamente. Non lo farei nemmeno per un milione di euro.
Ma è anche vero che se credo in qualcosa, o mi piace qualcosa, divento una sorta di piccolo diavolo della tazmania, un uragano concentrato di passione… Riesco a contagiare chi mi sta intorno, riuscendo spesso in imprese epiche come: far convertire l’opinione di qualcuno sulla mia band preferita, odiata e bistrattata ingiustamente.
Mica quisquilie.

Harvey Specter Gif: Life is like this _ I like This -

Immagini e Gif sono di proprietà della USA Network.

Piccola precisazione, giusto perchè il mio lato puntiglioso deve comunque venire fuori:
Tecnicamentesi dovrebbe parlare di Brand Managment, ovvero l’applicazione delle regole di Marketing a un Brand. Il Brand Marketing non è una vera e propria branca del marketing, è più un utilizzo ‘sbagliato’ della terminologia. Io ho scelto questo titolo per cercare di non alienare nessuno e attirare comunque i lettori interessati all’argomento.
A mio avviso si dovrebbe parlare di Marketing e di Branding, tenendo separati i due concetti, e non mischiandoli tra di loro. Il Marketing è il creare delle risposte a esigenze che non si credevano di avere. Infatti il Marketing prevede proprio lo studio dei bisogni e gioca di anticipo. Ti spinge a volere una cosa che prima non volevi.
Il Branding invece ti attira verso qualcosa.

Per spiegare meglio il concetto:
Marketing: Hey! Comprami. Comprami. Comprami. Sono qui, e so che mi vuoi. Come hai fatto a vivere senza di me tutto questo tempo?
Branding: Hey, Ciao! Eccomi qua, io sono così, i miei principi sono questi, credo molto in questa cosa, ti posso essere utile? Si? Ottimo, perchè non mi compri, e se ti piaccio puoi parlare di me ai tuoi amici?

Sembra una sottile differenza, in realtà c’è un abisso tra i due stili.
E magari se vi interessa l’argomento, potrò tranquillamente scriverci un articolo a riguardo.

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