Judy Blackmore | Digital Strategist |  Marketing & Communication

Due elementi indispensabili: Inglese & Sogni

Musica: Where We Belong – Lostprophets
Serie Tv:  Quantico S02E20
Must Have: Estathè Pesca
Sto Leggendo: Roberto Emanuelli – E allora baciami

Lunghezza Articolo: ***

Non avrei mai creduto di impostare un articolo sul blog che parlasse dell’importanza di sapere l’inglese nel nostro settore.
Per nostro settore intendo tutto quello che ruota intorno al web a 360° dalla grafica, alla fotografia, al web design, all’animazione.
A volte quando lo si consiglia a colleghi e amici si passa sempre per i saccenti del momento, per quelli che vogliono fare i gradassi, ci si sente rispondere che non si hanno soldi per i corsi, o per stare a lungo all’estero, che è difficile, che non sia tempo.
Non è proprio così.
Come per ogni cosa serve la costanza e la dedizione, ma si può tranquillamente imparare una lingua stando a casa propria. Basta poi tenerla sempre attiva esercitandola con costanza.

Avevo un sogno. L’Inglese mi ha aiutato a realizzarlo.

Nel 2006 io e l’inglese non andavamo d’accordo, non mi aveva mai appassionato, sapevo quel poco che bastava per avere sette e mezzo alle superiori.
Ero tutta per il Francese, avendo fatto sia alle medie che alle superiori l’indirizzo bilingue (Francese/Inglese); avevo per fino preso una delle certificazioni di livello superiore.
Poi però insidioso e fastidioso, proprio undici anni fa’ nella mia testa si è instillato un piccolo grade sogno, una cotta adolescenziale anche se di anni ne avevo 20. La musica.
La musica ha cambiato tutto ancora una volta.

Ascolti una canzone, logicamente non capendo la lingua ti perdi nella melodia e nel tono caldo del cantante.
La prima cosa che fai è andare a cercare un video, poi il testo, e infine la traduzione.
Trovi un ragazzo alto, occhi verdi, capelli neri, la faccia da schiaffi dei peggiori bar del porto, che scrive testi in cui ti rispecchi. Inizia la classica prassi: studi la storia sua, della band, leggi tutti i testi, ascolti tutte le canzoni, con grandissima difficoltà ovvio dato che non sai l’inglese.
Fai fatica perché le informazioni in Italiano sono scarse, vecchie e mai aggiornate.
Ho fatto l’unica cosa che sapevo fare: creare un sito internet.
Il classico fansite che a metà anni 2000 andavano tanto di moda, c’era la biografia aggiornata della band, c’erano le foto, i testi delle canzoni con le rispettive traduzioni, materiale grafico scaricabile e poco altro.
C’era dentro la voglia di sognare in grande e realizzare qualcosa di bello.
C’era dentro l’aiuto delle mie più care amiche, che fornivano le traduzioni, anche istantanee delle interviste di Youtube.
C’era la voglia di riportare la band a suonare in Italia dato che dal 2001 che non si vedevano nemmeno per sbaglio.
Grazie a questo progetto ho iniziato a leggermi tutte le interviste, a segnarmi le parole e le frasi poco chiare, a riprendere in mano il dizionario.
Già seguivo le serie televisive sottotitolate (all’epoca il palinsesto Italiano era in differita di un anno rispetto a quell’Americano. Non ho mai avuto la pazienza di aspettare a lungo), ma quando provavo a sentire le loro interviste mi perdevo.
Nel giro di un anno era uno dei siti più visitati della band, nonostante fosse solo in italiano avevo visite dal regno Unito (paese di origine della band) e dall’America (dove erano diventati molto famosi). Ammetto che ho avuto la fortuna di aprirlo con la tempistica giusta: erano fermi da un anno, rilasciavano qualche sporadica intervista, e stavano avendo problemi con la propria casa discografica Americana (in Uk erano seguiti da un’etichetta Indipendente). Bastava aggiornare il tutto una volta a settimana anche con cose di repertorio: vecchie scan di interviste, video su Youtube, traduzione di qualche testo.

La Motivazione Giusta.

Una domanda mi veniva posta spesso, sia dagli amici che da qualche fan della band che trovava per caso il sito: Perché lo hai aperto?
Tutti si aspettavano una risposta che indicasse il mio voler far conoscere la band in Italia, portare avanti un’opera di propaganda in nome della musica.
Invece no. Questa era solo la seconda delle motivazioni.
La prima era un’altra.
Più becera ed egoista: volevo incontrare il cantante e parlarci.
Chi mi conosce sa che io raramente intraprendo un percorso scegliendo la via più semplice e diretta; che in questo caso sarebbe stata: andare a un loro concerto magari a Londra, aspettare che uscisse farci una foto, farmi firmare il cd e tornarmene a casa.
No. Assolutamente no. Non era quello che volevo.
All’epoca ero bloccata all’Università, avevo scelto una facoltà sbagliata, per i motivi più disparati, e mi sentivo soffocare. Non era la mia strada. Io il commercialista non lo volevo fare. Io la carriera da Manager nemmeno. Insomma quel sito era diventato il mio sfogo il mio angolo felice nel mondo.
Ho creato il primo sito nel 2004, quando ancora c’era MSN, Splinder e mIRC.
Mi era piaciuto. Adoravo il codice HTML, stava nascendo anche il fenomeno CSS, mi divertivo con Photoshop senza troppe preoccupazioni.
Cambiai università prendendo ‘Tecnica Pubblicitaria’, meno prestigiosa di Economia e Legislazione di Impresa, ma nettamente più adatta a me.
Nel 2008 mi sono ritrovata tra le mani un sito che andava nonostante le imperfezioni, nonostante la grafica non fosse vettoriale, e l’indicizzazione non se ne parlava ancora.
Non era il mio unico progetto, ero immersa anche nel mondo della scrittura di Fanfiction (Harry Potter), ero diventata Admin del forum più grande e attivo dedicato a una Ship (coppia di personaggi) che nemmeno amavo. Mentre vi scrivo queste parole mi rendo conto di quanto la mia strada fosse già stata tracciata nonostante non me ne rendessi conto. Di quando inconsciamente la mia indole avrebbe prevalso sulla razionalità.
Promozione, gestione di community, strategie, tutto in maniera naturale, cose che su i libri le avrei studiate successivamente.
Andavo a istinto.
Tutto questo mi ha portato a vincere un concorso nel 2009 che mi ha permesso di andare a Londra al Pre-Listening party dell’album che sarebbe uscito qualche settimana dopo.
Sono partita con una delle mie più care amiche, non che aiutante preziosa e indispensabile per il sito, avevo in valigia oltre i sogni, tutte le mie speranze e la voglia di conquistare Londra; possibilmente pure il cantante Gallese.
Non è andata come credevo.
Non sono riuscita a parlarci, non ci ho fatto nemmeno una foto, e l’unico autografo era stato fatto precedentemente e consegnato a tutti i partecipanti.
Vederlo andare via in auto con uno dei suoi migliori amici mi ha lasciato con l’amaro in bocca. Siamo rimaste a parlare con altre ragazze venute dall’Ungheria con le quali condividevamo sogni e tristezza momentanea.
Poi una donna ci avvicina, ci regala dei poster, qualche sticker e un paio di plettri.
Prendendo il coraggio a due mani le spiegai chi ero – ovvero nessuno – e cosa avevo fatto negli ultimi due anni – il fansite -. Lei non disse molto nell’occasione mi passò il suo biglietto da visita e mi chiese di scriverle una mail spiegandole tutto.
Era la responsabile della Casa Discografica indipendente con la quale la band aveva un contratto ormai da anni.
Scrivere quella mail richiese più organizzazione e controlli che un trattato di pace internazionale.
Spiegare il progetto, tutto quello che avevo fatto con l’aiuto delle amiche mie, i progetti per il futuro, la voglia di portarli in Italia per un concerto, perché i fan c’erano, ed erano attivi.
Mi dissero che non potevano fare niente di pratico per aiutarmi, essendo etichetta Indipendente non avevano le risorse necessarie per poter operare in Italia, ma che ci avrebbe pensato un rappresentato della casa discografica a cui si appoggiavano all’estero: la Sony.
Io in collaborazione con la Sony Italia per riuscire a promuovere la mia band preferita e cercare di aggiungere una tappa Italiana al tour che stavano organizzando.
Non avrei mai creduto di poter provare tanta gioia quanto quella provata leggendo quelle mail.
Mi smentii subito perché una mattina mi sveglia trovando 3 mail che mai dimenticherò: avvisi di Twitter. Il cantante, il chitarrista e il bassista avevano seguito il mio account personale, mentre tutta la band aveva seguito quello del sito. Era la spinta necessaria per far partire un secondo progetto: creare un sito in inglese o perlomeno bilingue.

{Taglio scena, passano mesi e anni.}

Morale della favola?
Ho portato la mia band preferita per ben 2 volte in Italia.
Ho passato un intero pomeriggio con tutti loro e abbracciata al cantante per buona parte di esso.
Ho avuto una collaborazione con la Sony Italia per più di 4 anni.
Ho avuto l’occasione di avere il contatto Skype del mio cantante preferito e ci chattavo come se fossimo amici di vecchia data.
Ho accantonato tutti quelli che mi hanno detto che sarebbe stato difficile, quasi impossibile… Che era sciocco, che queste cose non si fanno così, ma ci sono modi differenti. Che non dovevo sperarci troppo.

Se vi state domandando cosa sia successo dopo: la band si è sciolta, il cantante è stato arrestato e ho dovuto togliere tutti i due siti e chiudere baracca e burattini. Ma son dettagli, soprattutto cose che mai avrei potuto prevedere.

L'importanza dell'Inglese

Okay, posso capire che questo esempio è particolare e non sono cose che capitano quotidianamente. Però posso elencarvi altri piccoli – decisamente in maniera più sintetica – esempi sul perché sia importante riuscire ad essere padroni di questa lingua.

  • Riuscire a studiare nuove tecniche sempre aggiornate: non è un fattore da trascurare, spesso in Italia – per milioni di motivi differenti – le informazioni arrivano con ritardo, e spesso sono riprese e trattate da chi le traduce dandogli un punto di vista del tutto personale.
  • Risparmiare soldi: Avete presente i corsi che fate con ospiti internazionali? Che siano di uno o due giorni? Ecco, cosa accade il novanta percento delle volte? C’è l’ospite, c’è il traduttore e tantissimo tempo perso. Pensate quanto imparate a ogni evento, e raddoppiate il tutto. Perché se non ci fosse di mezzo la traduzione, il relatore avrebbe a disposizione il doppio del tempo per spiegare le cose, in maniera più fluida ed efficace. Quindi… Stesso prezzo, il doppio delle nozioni.
  • Parlare con i tuoi idoli senza difficoltà: Ho avuto la fortuna di poter aggiungere su Facebook alcuni degli artisti che ho incontrato negli anni dopo averci parlato dal vivo anche a lungo. Ogni tanto un messaggio privato, un commento a un articolo o una battuta anche a distanza di anni li scambio. E non c’è cosa migliore al mondo di poter condividere con loro qualsiasi cosa, dal parere sull’ultimo film Marvel uscito, a chiede consiglio su un lavoro svolto.
  • Amici in giro per il mondo: Grazie agli eventi che ho frequentato all’estero, ai concerti, alle community a cui ero iscritta, sono sempre riuscita a esercitarmi in Inglese, ho instaurato bellissimi rapporti con gente che vive in tutto il mondo: dalla California all’Australia.
  • Ascoltare una canzone e capire le parole: okay, questo è un aspetto secondario, ma quanto è bello sentire una canzone e capirne le parole?

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